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Prima gli spintoni al padre di 87 anni e le continue richieste di soldi augurandogli la morte. Poi il materasso inzuppato d’acqua e persino l’urina del cane lasciata apposta sul pavimento della cucina, con il sospetto che volesse far scivolare l’anziano. Infine, la violenza contro la donna che da tempo si prende cura di lui. Un’aggressione a calci e spinte, davanti alla figlia di sei anni, che le è costata 20 giorni di prognosi. È l’ultimo, gravissimo episodio di una vicenda familiare che si trascina da tempo ad Ardea e che ora è arrivata all’attenzione dei carabinieri. Al centro della storia c’è un ex dirigente della Sigma-Tau di 87 anni, e uno dei suoi figli, il minore dei tre, accusato dai familiari di comportamenti sempre più aggressivi nei confronti del padre.
A farne le spese, questa volta, è stata Tania, un’amica di famiglia che aiuta l’anziano e che lui considera ormai una persona cara. A raccontare quanto accaduto non è soltanto la vittima. Un vicino ha assistito all’aggressione dal balcone di casa: «Le dava spinte, calci. L’ho vista cadere». Poi è corso in strada per intervenire. Ma la donna era già in fuga con la bambina.
Tania ha ricostruito ai nostri microfoni quanto successo, oltre a riportarlo nella denuncia presentata ai carabinieri. Verso le 15 era andata presso l’abitazione dell’anziano, ma lì il figlio la stava aspettando davanti al portone. «Appena sono arrivata è venuto verso di me, mi ha sputato addosso, mi ha levato gli occhiali e li ha buttati per terra. Poi mi ha afferrata dal viso, forte, mi ha dato un pugno e mi ha buttata per terra».
La donna racconta di essere riuscita a rialzarsi, ma che l’aggressione sarebbe proseguita con altre spinte e colpi. Nel tentativo di allontanarlo avrebbe reagito per cercare di allontanarlo. «Io non ho reagito per fargli male. Volevo difendermi, perché davanti c’era mia figlia che piangeva. Avevo paura di sbattere la testa e rimanere là, davanti alla bambina». La piccola, appena sei anni, ha assistito alla scena. È questo uno dei dettagli che più tormentano Tania.
«Gli ho urlato dal balcone: ma che sei deficiente, metti le mani addosso a una donna?». Non ha aspettato neppure di vestirsi. Si è infilato un paio di pantaloncini ed è corso in strada. A ricostruire quanto accaduto davanti all’abitazione è un vicino di casa, che ha assistito alla scena e ha successivamente riferito ai carabinieri ciò che aveva visto. «Stavo sul balcone e ho sentito un po’ di casino. Mi sono affacciato e ho visto che lui aggrediva la signora. Le dava spinte, calci. Ho visto lei cadere». La sua prima reazione è stata quella di urlare dal balcone, nel tentativo di interrompere la violenza.
«Ho strillato, ho strillato forte. Poi, siccome stavo in mutande, mi sono infilato dei pantaloncini e sono sceso giù». Arrivato al cancello, ha gridato contro l’uomo che aveva appena visto colpire Tania: «Ma che stai a fa’? Ma che sei deficiente, che stai a mette’ le mani addosso a una donna?».
Secondo Tania, quello davanti al cancello non sarebbe stato il primo episodio di ostilità nei suoi confronti. Il figlio dell’anziano l’avrebbe più volte insultata e accusata di aver sottratto oggetti dall’abitazione del padre. «Mi ha accusato di essere una ladra, di aver rubato in casa, di aver aperto ad altre persone per far portare via la sua roba, anche il televisore». Accuse che la donna respinge.
Racconta inoltre che, in un’altra occasione, l’uomo avrebbe cercato di intimidirla incitando il cane ad aggredirla e morderla. Un clima di tensione che, secondo la donna, sarebbe peggiorato progressivamente, fino all’aggressione avvenuta davanti alla figlia. Ma è soprattutto quello che i familiari raccontano riguardo all’anziano a destare preoccupazione.
Le tensioni in famiglia andrebbero avanti da anni. Già quando era viva la moglie dell’87enne, morta circa un anno fa, il figlio avrebbe avuto comportamenti aggressivi nei confronti di entrambi i genitori, ma soprattutto del padre. Continue richieste di denaro, insulti, sputi e frasi con cui l’uomo sarebbe arrivato ad augurare la morte all’anziano. Le accuse non riguardano soltanto aggressioni verbali e fisiche. Ci sarebbero almeno due episodi che i familiari interpretano come tentativi di mettere deliberatamente in pericolo la salute e l’incolumità dell’87enne.
Il primo episodio risalirebbe a diversi mesi fa. L’anziano ha trovato il proprio materasso completamente inzuppato d’acqua. Secondo i familiari, sarebbe stato il figlio a bagnarlo deliberatamente. L’anziano se n’è accorto soltanto al momento di andare a dormire. Se non avesse notato l’acqua, avrebbe rischiato di trascorrere la notte su un materasso fradicio, con il rischio, per lui già fragile, che potesse ammalarsi gravemente, fino a rischiare una polmonite. Ma c’è un altro episodio, più recente, che preoccupa ancora di più la famiglia.
Il figlio avrebbe fatto urinare il cane sul pavimento della cucina, con l’intenzione di farlo scivolare e cadere, addirittura augurandogli al morte. È una ricostruzione che dovrà essere valutata nelle sedi opportune, ma che spiega perché i familiari parlino di una situazione ormai insostenibile. Per una persona di 87 anni, una caduta può avere conseguenze serie, anche quando all’apparenza sembra un incidente banale.
Daniele, un altro figlio dell’uomo, ha accompagnato Tania dai Carabinieri. «Ho paura che la situazione degeneri: stavolta ha messo in pericolo anche una persona che ci stava aiutando, non possiamo più continuare così». Daniele teme soprattutto per il padre, ma anche per chi gli sta vicino. La violenza denunciata da Tania, infatti, ha coinvolto una persona esterna al nucleo familiare, che si occupa di dare una mano all’anziano e alla quale l’anziano è molto affezionato. La situazione è stata portata all’attenzione dei carabinieri, ai quali spetterà raccogliere gli elementi necessari per ricostruire quanto accaduto e verificare le responsabilità.
L’uomo protagonista di questa vicenda, 87 anni, ha alle spalle una lunga esperienza professionale nell’industria farmaceutica. Ex dirigente della Sigma-Tau, è l’inventore di un particolare tappo brevettato utilizzato per il Carnitene, medicinale a base di levocarnitina. Il dispositivo consente, attraverso una pressione, di liberare nel liquido la polvere contenuta nel tappo, permettendo la preparazione della soluzione.
Oggi, però, a preoccupare chi gli sta vicino non è il passato, ma il presente. E soprattutto il rischio che le tensioni familiari possano avere conseguenze sempre più gravi.
Nonostante l’aggressione e i 20 giorni di prognosi, Tania ha continuato a preoccuparsi per l’anziano, che soffre di varie patologie. Il rapporto tra i due va oltre la semplice amicizia. La donna lo chiama «papà», per l’affetto che li lega. Racconta di essere tornata ad aiutarlo anche dopo quanto accaduto, nonostante il timore di incontrare nuovamente il figlio. «Sono stata con lui tutto il giorno. A me tremavano le gambe, ero tutta sudata dalla paura. Ma non volevo che lui fosse in pericolo e l’ho fatto dormire da me».
E adesso Daniele, così come Tania, e tutte le persone che vogliono bene all’87enne, si chiede: che cosa deve ancora succedere perché la situazione non degeneri ulteriormente?