Violenza domestica e giustizia in tribunale

Ciampino, pugni e minacce davanti ai figli piccoli: «Se mi allontani, ti tiro l’acido». Assolto

«Se mi allontani, ti tiro l’acido». Non è l’unica frase che, secondo la Procura di Velletri, una donna ha dovuto ascoltare dall’uomo con cui aveva condiviso una relazione e dal quale aveva avuto due figli. Ci sono anche le minacce di morte, i messaggi WhatsApp, un pugno al volto che le ha provocato la frattura dell’orbita e i bambini che, secondo l’accusa, avrebbero assistito ad alcuni episodi di violenza. Una vicenda di presunti maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, avvenuta a Ciampino, che ha portato un 34enne di Marino davanti al Tribunale di Velletri. Con un epilogo che stride con la gravità delle accuse: l’imputato è stato assolto da tutti i reati contestati.

A ricostruire i fatti sono gli atti della Procura, che descrivono una serie di episodi avvenuti tra il giugno 2023 e il febbraio 2024. Al centro dell’inchiesta le denunce della donna, le registrazioni dei messaggi vocali, i referti medici e le indagini dei carabinieri di Ciampino. Un quadro accusatorio pesante, finito però davanti a un ostacolo giuridico sollevato dalla difesa, che ha cambiato l’esito del processo.

Il pugno al volto e la frattura dell’orbita: l’aggressione contestata a Ciampino

Uno degli episodi più gravi risale al 3 giugno 2023. Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di giudizio immediato, l’uomo avrebbe afferrato la compagna per il collo e le avrebbe sferrato un pugno all’occhio sinistro. Le conseguenze, riportate negli atti giudiziari, sono state pesanti: trauma cranio-facciale, frattura del pavimento dell’orbita sinistra e presenza di gas nei tessuti sottocutanei della regione orbitaria. Una lesione giudicata guaribile in 20 giorni.

Per quell’episodio la Procura aveva contestato anche il reato di lesioni personali aggravate, ritenendo l’aggressione collegata ai presunti maltrattamenti e commessa ai danni di una persona con la quale l’imputato aveva avuto una relazione affettiva. Ma il pugno, nella ricostruzione dell’accusa, non sarebbe stato un fatto isolato. Gli inquirenti avevano delineato un quadro di comportamenti violenti e intimidatori che si sarebbero protratti per mesi, tra aggressioni fisiche, insulti e minacce.

«Ti sfondo la bocca, ti faccio vedere che guerra ti faccio»: le minacce su WhatsApp

Dagli atti emerge un altro aspetto della vicenda: le minacce, che secondo gli inquirenti sarebbero proseguite anche attraverso messaggi e vocali inviati con WhatsApp. Tra le frasi riportate nella richiesta del pubblico ministero ce ne sono alcune particolarmente esplicite: «Ti sfondo la bocca», «Ti faccio vedere che guerra ti faccio».

Nel febbraio 2024, sempre secondo l’accusa, l’uomo avrebbe anche sferrato un pugno sulla coscia della donna, accompagnando il gesto con un’altra intimidazione: «Tanto ti faccio vedere io se mi allontani». Il riferimento all’allontanamento compare anche in un’altra delle minacce contestate: «Se mi allontani, ti tiro l’acido». Una frase che la Procura aveva inserito nel quadro delle condotte ritenute violente e intimidatorie all’interno della relazione. Non soltanto aggressioni fisiche, dunque, ma anche parole e messaggi che, nella prospettazione dell’accusa, avrebbero contribuito a rendere la vita della donna segnata da intimidazioni e paura. Parole che, riportate nero su bianco negli atti giudiziari, restituiscono la gravità delle condotte attribuite al 34enne, pur rimaste prive di un accertamento di responsabilità penale.

Le presunte violenze davanti ai figli minorenni: l’aggravante contestata dalla Procura

C’è un particolare che rende ancora più delicata la vicenda giudiziaria: la presenza dei due figli minorenni della coppia. Secondo quanto riportato nella richiesta di giudizio immediato, alcuni dei fatti contestati sarebbero avvenuti davanti ai bambini. Una circostanza per la quale la Procura aveva indicato l’aggravante relativa alla commissione dei maltrattamenti in presenza di minori. I figli, quindi, non sarebbero stati soltanto parte del contesto familiare nel quale si sarebbero verificati gli episodi, ma avrebbero assistito ad alcune delle condotte attribuite al padre.

Un elemento centrale nell’impostazione accusatoria, perché la violenza assistita dai minori assume un rilievo specifico anche sul piano penale. Non occorre che un bambino venga colpito direttamente perché l’esposizione a episodi di violenza domestica possa assumere rilevanza giuridica. Anche questa aggravante, tuttavia, faceva parte delle contestazioni dalle quali l’uomo è stato successivamente assolto.

Le denunce, i carabinieri e i messaggi vocali: gli elementi raccolti dagli investigatori

L’indagine, iscritta nel registro delle notizie di reato il 22 febbraio 2024, era stata condotta attraverso diversi accertamenti. Tra gli elementi indicati dalla Procura figuravano la comunicazione di notizia di reato dei carabinieri della Tenenza di Ciampino, la denuncia-querela presentata dalla donna, le sue successive dichiarazioni e un referto del Pronto Soccorso del Policlinico Casilino.

Agli atti erano stati inoltre acquisiti messaggi WhatsApp e registrazioni audio e video, ritenuti rilevanti dagli inquirenti per ricostruire le condotte contestate. Il pubblico ministero aveva valutato il materiale investigativo e chiesto il giudizio immediato, ritenendo sussistente il requisito dell’evidenza della prova previsto dall’articolo 453 del codice di procedura penale.

All’epoca l’imputato risultava già sottoposto alla misura cautelare non detentiva del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Una vicenda giudiziaria che, almeno sulla carta, sembrava destinata a concentrarsi sulle aggressioni contestate, sulle minacce e sul materiale raccolto durante le indagini. Ma a cambiare il corso del processo c’è stata una questione di natura giuridica sollevata dalla difesa.

La svolta in tribunale: l’avvocato Castorina solleva il vizio della querela tardiva

Il colpo di scena è arrivato nell’udienza celebrata nei giorni scorsi davanti al Tribunale di Velletri. A cambiare l’esito del procedimento è stata l’iniziativa dell’avvocato Antonino Castorina, del Foro di Reggio Calabria, difensore del 34enne.

Il legale ha sollevato un’eccezione relativa alla tardiva presentazione della querela, contestando un vizio procedurale che, secondo quanto riferito sull’esito dell’udienza, ha avuto un ruolo decisivo nella conclusione del processo. Una questione che ha spostato l’attenzione dalle condotte descritte nell’imputazione al rispetto dei presupposti giuridici necessari per procedere.

Il risultato è stato l’assoluzione dell’uomo da tutte le accuse, comprese quelle di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Una conclusione che colpisce per il contrasto con il contenuto dell’imputazione: da una parte il racconto di un pugno che avrebbe provocato una frattura dell’orbita, le minacce con l’acido, i messaggi intimidatori e i presunti episodi di violenza davanti ai figli; dall’altra, una questione sollevata dalla difesa che ha inciso sull’esito del procedimento.

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