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Un ponte sopra i calanchi, con un paese intero dall’altra parte. Un castello che spunta da un bosco di alberi contorti. Vicoli così stretti che il mare compare soltanto all’ultima curva. Per trovare alcuni dei borghi più belli del Lazio non bisogna andare lontano: bisogna scegliere in quale direzione partire.
C’è la Tuscia, con i paesi costruiti sul tufo e sul peperino. C’è la Sabina, dove i borghi guardano dall’alto i laghi. Ci sono i Castelli Romani, la valle dell’Aniene e la costa della provincia di Latina, dove alla visita del centro storico si può aggiungere una giornata in spiaggia. Abbiamo scelto 14 borghi del Lazio da visitare, alcuni conosciutissimi, altri da scoprire con più calma. E per ciascuno c’è almeno un buon motivo per fermarsi più del tempo necessario a scattare una foto.
Vitorchiano va guardato prima ancora di attraversarne l’ingresso. Il paese, in provincia di Viterbo, è costruito su uno sperone di peperino: dalla strada, le case e le mura sembrano proseguire la roccia su cui poggiano. È un’immagine che spiega da sola perché questo borgo della Tuscia meriti una deviazione.
All’interno cambiano le proporzioni. Si cammina tra passaggi stretti, torri e case di pietra, alzando ogni tanto lo sguardo sui profferli, le scale esterne che portano alle abitazioni. Sulle facciate e sulle architravi ricorre la sigla SPQR, testimonianza dell’antico rapporto di Vitorchiano con Roma. Vale la pena raggiungere il Palazzo Comunale e cercare gli scorci che si aprono all’improvviso verso i fossi sottostanti.
La sorpresa, però, si trova fuori dal consueto percorso medievale: a Vitorchiano c’è un Moai scolpito nel peperino, legato ai rapporti tra il paese e l’Isola di Pasqua. È il dettaglio che rende questa gita diversa dalle altre nella provincia di Viterbo. Il borgo può essere abbinato a Bomarzo o a Viterbo, ma conviene concedergli almeno il tempo di un giro completo, senza fermarsi alla sola piazza d’ingresso.

Chi conosce Ronciglione soltanto per il Carnevale si perde metà del paese. Il centro ha infatti due parti ben riconoscibili: quella medievale, più in alto, e quella rinascimentale, sviluppata nel Cinquecento sotto i Farnese. Passare dall’una all’altra è il modo migliore per cominciare la visita.
Nel borgo conviene cercare le chiese e gli edifici storici senza seguire un percorso troppo rigido. Tra le tappe ci sono il Duomo e, fuori dal nucleo centrale, la chiesa di Sant’Eusebio, lungo la variante Cimina della Via Francigena. Il Carnevale storico di Ronciglione, con maschere, bande musicali e carri allegorici, resta naturalmente il momento in cui le strade cambiano volto. Ma non è necessario aspettare le sfilate per trovare una ragione per venire qui.
A poca distanza c’è il Lago di Vico, di origine vulcanica, circondato dalla riserva naturale. Una giornata può cominciare tra i vicoli e continuare sulle rive del lago o lungo i sentieri. Chi ha un fine settimana a disposizione può aggiungere Caprarola: è una delle combinazioni più interessanti per visitare questa parte della Tuscia senza passare tutto il tempo in automobile.

A Civita di Bagnoregio si arriva a piedi. Prima si vede il borgo dal belvedere, isolato sopra la Valle dei Calanchi. Poi si scende e si attraversa il ponte pedonale che costituisce l’accesso al paese. Non è un antico ponte romano, come riportava il vecchio articolo: è il collegamento attraverso il quale oggi i visitatori raggiungono Civita.
Oltre la Porta Santa Maria si entra nel piccolo centro abitato. C’è piazza San Donato, con la sua chiesa; ci sono le case in tufo, i portali e le strade laterali da imboccare per trovare un altro punto di vista sui calanchi. Il soprannome «la città che muore» richiama l’erosione che interessa il terreno su cui sorge il borgo. Dal vivo, quella fragilità si capisce osservando quanto siano ripidi i pendii tutt’intorno.
È una visita breve soltanto per chi decide di attraversare il ponte, percorrere la via principale e tornare indietro. Chi si ferma nei vicoli e dedica tempo anche a Bagnoregio può riempire buona parte della giornata. Meglio portare scarpe comode: il tragitto a piedi e la salita verso il paese, specialmente con il caldo, si fanno sentire.

A Torre Alfina, frazione di Acquapendente, lo sguardo finisce subito sul castello. Sovrasta il borgo e ne segna il profilo anche da lontano. Sotto, poche strade e case di pietra conservano le dimensioni raccolte di questo paese dell’Alta Tuscia, inserito tra I Borghi più belli d’Italia.
Vale la pena attraversare il centro prima di scendere verso il Bosco del Sasseto. Qui la gita cambia completamente: tra alberi, massi coperti di muschio e sentieri, il castello riappare a tratti sopra i rami. Nel bosco si trova anche la tomba del marchese Cahen, legato alla storia del castello e di questo luogo. È una passeggiata che dà alla visita di Torre Alfina una seconda parte, diversa da quella tra le case del borgo.
Il Sasseto si visita con guida, secondo modalità e disponibilità da verificare prima della partenza. È un dettaglio pratico da non trascurare: arrivare fino a Torre Alfina contando di entrare liberamente nel bosco rischierebbe di far perdere proprio una delle esperienze più belle della giornata.
A Sutri non serve scegliere tra borgo e archeologia. A poca distanza dal centro storico si trova il Parco dell’Antichissima Città, dove nello stesso percorso si incontrano l’anfiteatro romano, la necropoli rupestre e la chiesa della Madonna del Parto, ricavata nell’ambiente conosciuto come mitreo.
L’anfiteatro è il monumento che colpisce di più: è stato scavato interamente nel banco di tufo. La necropoli si sviluppa lungo il costone roccioso, mentre la Madonna del Parto aggiunge un’altra storia a un luogo usato e trasformato nei secoli. In pochi passi si passa così dalle testimonianze antiche a quelle cristiane, senza che la visita assomigli a una sequenza di monumenti separati.
Dopo il parco, conviene entrare a Sutri e percorrerne le strade fino alle piazze e alle chiese del centro. Chi organizza la gita deve controllare gli orari e le modalità d’accesso ai siti archeologici, in particolare per gli ambienti visitabili con accompagnamento. È una delle mete della provincia di Viterbo più adatte a chi vuole vedere molto anche avendo a disposizione una sola giornata.

Calcata vecchia appare all’improvviso, sopra uno sperone di tufo che domina la Valle del Treja. Le case arrivano fino al bordo della rupe; sotto, il bosco occupa le forre. È questo il colpo d’occhio che ha reso il paese uno dei borghi vicino Roma più fotografati, ma fermarsi alla vista dall’esterno sarebbe un peccato.
Una volta entrati, si cammina tra vicoli, piccoli spazi espositivi, botteghe e abitazioni. Calcata è conosciuta come borgo degli artisti per le persone che vi si trasferirono nel Novecento e contribuirono a ridare vita al centro storico. Quella storia si ritrova ancora nel carattere del paese: conviene curiosare tra le strade laterali e dedicare tempo alle botteghe, invece di fare soltanto il giro della piazza.
La visita può continuare nel Parco naturale regionale Valle del Treja. Nei dintorni si trovano anche Opera Bosco, percorso di opere immerse nell’ambiente naturale, e le Cascate di Monte Gelato. Per queste tappe è bene consultare prima i percorsi e le condizioni di accesso: Calcata può essere una semplice gita nel borgo oppure il punto di partenza per una giornata a piedi.

A Castel Gandolfo, nei Castelli Romani, il centro storico e il Lago Albano sono così vicini che la visita cambia scenario nel giro di pochi minuti. Si comincia da Piazza della Libertà: qui si affacciano il Palazzo Apostolico e la collegiata di San Tommaso di Villanova; al centro c’è la fontana del Bernini.
Il legame con i papi ha segnato la storia del paese, ma Castel Gandolfo non si esaurisce nel palazzo. Le Ville Pontificiecomprendono anche Villa Barberini e Villa Cybo, mentre dagli affacci del borgo si vede il lago incassato nel suo bacino vulcanico. Chi è interessato alle ville può informarsi sui percorsi di visita disponibili; chi preferisce passare la giornata all’aperto può scendere verso le rive.
È una meta facile da organizzare partendo da Roma: passeggiata tra le strade del paese, visita culturale e sosta sul lago possono stare nello stesso itinerario. Il consiglio è di non limitarsi alla piazza principale. Basta raggiungere uno degli affacci per capire perché, da secoli, Castel Gandolfo attiri visitatori anche per il suo paesaggio.
A Subiaco si può arrivare pensando di vedere il Sacro Speco e scoprire di avere davanti almeno tre visite diverse. Il Monastero di San Benedetto, costruito sul fianco del monte Taleo, custodisce la grotta legata all’eremitaggio del santo. La sua posizione, addossata alla roccia, colpisce già prima di entrare.
C’è poi il paese. Il centro storico merita una passeggiata tra strade in salita e scorci sulla valle dell’Aniene; tra le tappe da cercare ci sono il Ponte di San Francesco e la chiesa con il convento dedicati al santo. Subiaco è legata alla figura di Benedetto, ma sarebbe riduttivo viverla soltanto come una visita religiosa.
La terza tappa è nella natura. Un percorso conduce al Laghetto di San Benedetto, dove una cascata dell’Aniene alimenta lo specchio d’acqua. Prima di mettersi in cammino conviene verificare le condizioni del sentiero e gli eventuali accessi regolati. Tra monastero, centro storico e laghetto, Subiaco è uno dei borghi da visitare vicino Roma a cui dedicare un’intera giornata, senza dover aggiungere altre mete per riempirla.
Castel di Tora, in provincia di Rieti, si vede bene già dalla strada che costeggia il Lago del Turano. Le case salgono sulla collina, strette una accanto all’altra, mentre l’acqua ne disegna il profilo. Fermarsi per fotografarlo è quasi inevitabile. Poi, però, bisogna entrare nel paese.
Tra i vicoli si raggiungono la chiesa di San Giovanni Evangelista e i punti panoramici sul lago. Dell’antico castello rimane la torre pentagonale, che aiuta a leggere la storia del borgo senza attribuire a un edificio ancora in piedi ciò che oggi non c’è più. A tavola si possono cercare gli strigliozzi, la polenta e i piatti con funghi o tartufo legati alla cucina della zona.
La visita più particolare nei dintorni è quella a Monte Antuni, il borgo disabitato che si protende verso il lago. Qui si trovano il Palazzo del Drago, il labirinto e l’eremo di San Salvatore. Per raggiungerlo sono previste escursioni guidate su prenotazione: vale la pena organizzarsi in anticipo, perché Antuni dà al fine settimana sul Turano un motivo in più per fermarsi.
A Greccio, il Natale del 1223 non è soltanto una data da ricordare. Fu qui che San Francesco d’Assisi rappresentò la Natività, dando origine alla tradizione del presepe. Il luogo da cui cominciare è il Santuario francescano del Presepio, a circa due chilometri dal borgo, costruito sulla roccia sopra la conca reatina.
Nel santuario si trova la Cappella del Presepio, sorta presso la grotta legata a quell’evento. Dopo la visita, si può tornare nel paese e raggiungere il Museo internazionale del Presepio, per vedere come quella tradizione si sia diffusa e trasformata. A dicembre Greccio richiama visitatori per le rievocazioni e le iniziative natalizie, ma aspettare Natale non è necessario.
Fuori dalla stagione delle feste, infatti, si ha più tempo per osservare il santuario e il paesaggio della Valle Santa. Greccio è una meta adatta a chi cerca storia religiosa, ma anche a chi vuole capire perché un piccolo borgo della provincia di Rieti sia diventato conosciuto ben oltre il Lazio.
Collalto Sabino non è sul lago, ma si abbina bene a una giornata nella Valle del Turano. Il borgo sale su un colle, raccolto attorno al castello baronale e ancora segnato dalle mura. All’interno, i portali in pietra e i vicoli in selciato invitano a lasciare l’auto e continuare a piedi.
La piazza e il castello sono il centro della visita. Vale poi la pena cercare gli scorci che si aprono tra le case e, fuori dall’abitato, il Convento di Santa Maria, riconoscibile anche per il suo portale quattrocentesco. Chi ama unire ai borghi una passeggiata nella natura può informarsi sui percorsi del territorio, compresa l’area della forra di Riancoli.
C’è anche un motivo per arrivare all’ora di pranzo. Tra le specialità locali figurano gli gnocchetti preparati con farine di grano e granturco, la zuppa di fave e le fettuccine ai funghi porcini. Collalto è una tappa da scegliere per la sua posizione e per il carattere del paese, possibilmente nello stesso viaggio che comprende Castel di Tora e le rive del lago.
A Sperlonga le strade si stringono tra case bianche, archi e scalinate. Si sale, si scende e spesso ci si ritrova davanti al mare senza averlo visto arrivare. Il centro storico, costruito sul promontorio del Colle San Magno, è già una buona ragione per visitare questo borgo della provincia di Latina anche fuori dall’estate.
La passeggiata può cominciare dalla Piazzetta del Pozzetto e proseguire verso gli affacci sulla costa e Torre Truglia, costruita nel Cinquecento. Sotto il paese si trovano le spiagge; spostandosi lungo il litorale si raggiungono anche l’arenile dell’Angolo e l’area della Grotta di Tiberio. Sperlonga permette quindi di alternare vicoli e mare nella stessa giornata.
Prima di tornare, però, bisogna vedere il Museo archeologico nazionale e l’area della Villa di Tiberio. Il museo custodisce i grandi gruppi scultorei ritrovati presso la grotta affacciata sul mare. È la visita che dà profondità alla giornata: qui la costa era un luogo di soggiorno già in età romana. Per la spiaggia libera della Grotta di Tiberio sono state previste modalità di prenotazione: se è la meta scelta per il bagno, conviene verificarle prima di partire.

Il borgo di San Felice Circeo è raccolto intorno alla Torre dei Templari e al Palazzo Baronale, sulla piazzetta Lanzuisi. Da qui si può cominciare una passeggiata tra le strade del centro e gli affacci verso il mare. Sotto c’è la costa; sopra, il profilo del promontorio del Circeo.
È questa vicinanza tra paese, spiagge e natura a rendere San Felice una meta per più di un giorno. Il territorio rientra nel Parco nazionale del Circeo, con itinerari che cambiano molto per lunghezza e difficoltà. La salita verso la cima del promontorio, che raggiunge i 540 metri, comprende anche tratti impegnativi: va scelta come escursione vera e propria, con attrezzatura e preparazione adeguate.
C’è poi la Grotta Guattari, legata ai ritrovamenti dell’uomo di Neanderthal. È una visita da programmare informandosi in anticipo sulle aperture guidate. Per chi preferisce il mare, nella zona si possono scegliere tratti di costa differenti, dal litorale verso Torre Paola alle spiagge più vicine all’abitato. San Felice, insomma, offre molto più di una passeggiata serale nel centro storico.

A Gaeta si può trascorrere l’intera giornata al mare senza vedere quasi nulla del centro storico. Sarebbe un’occasione persa. Nel quartiere di Gaeta medievale si incontrano la Cattedrale di Sant’Erasmo e il suo campanile, la chiesa della Santissima Annunziata con la Cappella d’Oro, la chiesa di San Francesco e, più in alto, il Castello angioino-aragonese.
La passeggiata può continuare verso Monte Orlando. Qui si trovano il santuario della Montagna Spaccata e la Grotta del Turco, tra i luoghi più riconoscibili della città. Anche il mausoleo di Lucio Munazio Planco racconta la lunga storia di questo promontorio. È un itinerario che richiede tempo: Gaeta medievale non è una sosta da infilare in fretta tra il pranzo e la spiaggia.
Per il bagno c’è Serapo, il grande arenile cittadino; lungo la costa si trovano anche Fontania e Ariana. E prima di ripartire c’è la tiella di Gaeta, preparazione tradizionale con diversi ripieni, compreso quello di polpo. Nell’articolo del 2023 compariva una cattedrale dedicata a San Giovanni Battista e venivano indicati come tipici piatti appartenenti ad altre tradizioni: qui la tappa gastronomica e quella monumentale sono state corrette. Gaeta merita almeno un fine settimana, soprattutto se si vuole trovare il tempo sia per il borgo sia per il mare.
